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Errori comuni tra giovani sviluppatori

Maggio, 2020 – 6min read  

Pensate alla prima cosa che fate appena svegli. Siamo abbastanza sicuri di sapere la risposta: prendete in mano il vostro telefono. Iniziate disattivando la sveglia e successivamente controllate se qualche notifica vi è arrivata durante la notte, e siamo  sicuri anche che non chiudiate occhio la sera senza prima aver dato una sbirciatina ai feed dei vostri social. 

Questo continuo utilizzo dei nostri smartphone, delle app e della tecnologia in generale, ci potrebbe portare a pensare di conoscere la chiave del successo di molte app, essendone noi stessi i primi utilizzatori.

Tutti noi all’inizio del nostro percorso come sviluppatori abbiamo pensato almeno una volta “Ho un’idea fenomenale! Ci farò tantissimi soldi!”: beh, purtroppo solo l’idea non basta. Vi è tutto uno studio dietro che, noi giovani sviluppatori, tendiamo a trascurare nel nostro percorso di apprendimento, perché troppo proiettati al risultato finale. 

“Dietro ogni grande App c’è una grande UX Research”

Tendiamo a dimenticare cose fondamentali, che dovrebbero essere impresse nella nostra mente quando progettiamo un’app: i nostri utenti potrebbero avere una cultura diversa dalla nostra e di conseguenza un approccio diverso all’app; potrebbero essere di età avanzata e quindi non avere quella reattività che hanno invece utenti più giovani; simboli per noi comprensibili, potrebbero non significare niente per loro. 

Ecco perché dovremmo dedicare più tempo alla ricerca: per cercare di ridurre gli errori e risparmiare tempo. Odiamo perdere tempo ed impazzire con il codice, e allora perché non facciamo nulla per evitare questo anche nella fase di design?

Far testare la nostra app all’utente, permette di capire bene le sue esigenze. Spesso è una fase che non ci piace molto: ne abbiamo quasi timore, dal momento che è come una prova del nove del lavoro fatto fino a quel punto. Tendiamo a trascurarla perché abbiamo paura che dopo tanti sforzi impiegati nel fare il nostro prototipo, potremmo dover cambiare tutto. Ma quando succede questo, ci stiamo dimenticando qual è il nostro focus: l’utente. Più volte facciamo testare il prototipo, più la nostra app avrà chances di avere una buona user experience.

“L’empatia è al centro del design.  Senza la comprensione di ciò che gli altri vedono, sentono e sperimentano, il design è un compito inutile. “

 Tim Brown

Quando entriamo in contatto con l’utente e gli chiediamo di sapere le sue abitudini, cosa desidera e quali sono i suoi bisogni, creiamo un legame con lui che sottintende la fiducia, o meglio l’empatia. Se riusciamo a creare empatia con il nostro utente, sarà più facile comprendere a fondo ciò che ci sta dicendo, ma soprattutto quello che non ci dice. Egli potrebbe essere timido, avere difficoltà di comunicazione, e potrebbe comunicarci qualcosa con lo sguardo, con i movimenti, con le espressioni facciali: sta a noi carpire tutti questi segnali. 

E questo non è assolutamente facile.

Siamo tutti naturalmente tentati dal mettere il nostro punto di vista in ogni cosa e di conseguenza siamo influenzati da esso. Creare empatia significa spogliarci del nostro punto di vista per abbracciare quello dell’utente, condividendo le sue sensazioni.

Non dobbiamo per forza concordare con il punto di vista del nostro utente, solo accettarlo come UN punto di vista.

“Fai le giuste domande”

Un modo per creare empatia potrebbe essere quindi chiedere non solo “cosa ti serve” ma soprattutto “Perché hai bisogno di questa cosa? Cosa provi?”.

L’Empatia è la chiave per una buona UX research. 

Sì e…?

A questo punto vi starete chiedendo: se davvero la chiave del successo è racchiusa in una buona ricerca UX e nell’empatia, perché abbiamo ancora difficoltà nell’utilizzare questi strumenti e nel riconoscerne l’importanza?

È vero, spesso questa parte del processo di progettazione può risultare tediosa per molti, ma non è questo il problema principale alla base di tutto. Ciò che infatti, da giovani sviluppatori, tendiamo a non riconoscere è che sono necessari molti tentativi e fallimenti prima di poter identificare e distinguere una buona ricerca UX da una cattiva. Quello che abbiamo compreso dalla nostra esperienza è che ci sono alcuni errori comuni che tendiamo a fare, che ci impediscono di capire veramente il valore della fase di ricerca e che al contempo ci portano a mal interpretarne i risultati.

“Non chiedete, ma osservate”

Uno degli errori più comuni è quello di chiedere alle persone ciò che vogliono o di cui hanno bisogno e credere ciecamente a ciò che stanno per rispondere. La verità è che, la maggior parte delle volte, le persone non sono così affidabili e consapevoli di sé come noi pensiamo che siano. Quindi la cosa migliore da fare, per ottenere il massimo dalla nostra ricerca, non è porre domande, ma piuttosto osservare l’utente nel suo ambiente per raccogliere le migliori informazioni che lo riguardano.

“Usate metodi diversi. Diversi come i vostri utenti”

Quando è il momento di scegliere un metodo, alcuni di noi tendono a seguire una strada sicura, pensando che alcuni metodi siano i migliori in assoluto e che solo questi debbano essere sempre utilizzati. Questo modus operandi è invece un indice di una cattiva strategia di ricerca. Poiché ogni app che sviluppiamo è diversa da un’altra e il nostro utente finale è imprevedibile, dovremmo sempre utilizzare metodi diversi, un mix di quantitativi e qualitativi, per osservare in modo più preciso il “quadro generale”.

“Cercate di coinvolgere nella ricerca tutti i membri del team”

Per ultimo ma non meno importante, abbiamo notato che la ricerca sugli utenti è spesso assegnata a una singola persona in una squadra e che questa non è sempre una buona idea. Il motivo per cui questa strategia fallisce è perché si incoraggia la squadra a delegare tutte le responsabilità per la comprensione degli utenti a una sola persona. Un modo per impedirlo nei nostri progetti è quello di incoraggiare tutti i membri del team a ottenere le loro “ore di esposizione”. Trascorrere del tempo per osservare l’utente con i nostri colleghi (ad esempio nelle interviste o nei test di usabilità) porterà sicuramente il nostro gruppo a un risultato molto migliore in termini di UX Design.

In conclusione, siamo convinti che cercare di evitare tutti questi errori farà sicuramente capire in un team il valore di una buona ricerca UX e alla fine contribuirà a farvi realizzare un ottimo prodotto.

Quindi la prossima volta che utilizzate le vostre app preferite o pensate di avere avuto l’idea per una grande app, provate a ricordare che questo non è solo un simpatico remake di una famosa citazione:

Dietro una grande app, davvero, c’è sempre una grande UX Research.

Autori:

Alberto Ramella, Internship as Pier at the “Apple Developer Academy” (LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/alberto-ramella/)

Roberta Napolitano, Internship as Pier at the “Apple Developer Academy” e Project Manager at Gison.it (LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/roberta-napolitano-272601159/)

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